Sarò onesta: quest'anno non 'sento' l'8 marzo.
Paradossale. A fronte della criminale manipolazione mediatica e politica rispetto al tema della violenza operata da quegli irresponsabili che ci governano e dal mondo del giornalismo dovrei essere portata a credere che quest'anno, più che mai, l'8 marzo dovrebbe essere importante.
Paradossale perchè conosco la portata storica e simbolica di questo giorno.
Paradossale perchè so che rappresenta un'occasione per sensibilizzare, parlare, discutere.
Paradossale perchè ho la piena consapevolezza di quanto ci sia ancora e più che mai un gran bisogno del nostro 8 marzo.
Paradossale? A pensarci bene non troppo.
Da quando lavoro all'interno di un progetto di ricerca europeo sulla valutazione comparata delle politiche di genere e di pari opportunità mi ritrovo quotidianamente a leggere documenti, leggi, decreti, articoli e libri sulla questione. Leggo le bestialità che escono dalla bocca e dalla penna della Carfagna (o di chi scrive per lei perchè dubito che sia in grado), salvo statistiche che parlano di un'Italia misogina, escludente, razzista, patriarcale e teocratica. Inorridisco. Quotidianamente. Non che prima non prestassi attenzione a tutto ciò. Anzi. In fondo non ho fatto altro che cercare di far sì che la mia 'passione politica' più sentita diventasse il mio lavoro.
Eppure mi accorgo che qualcosa è cambiato. Che oggi mentre su fb iniziano a girare le mimose digitali, gli auguri etc., le domande che mi faccio sono altre rispetto ad anni fa. E' la festa della donna e io, come tante altre (vedi Assunta Sarlo) mi chiedo:
DOVE SONO GLI UOMINI?
Dove sono le coscienze politiche, civiche ed emotive di tutti e di tutte?
Pensandoci mi accorgo che non ho voglia nè di andare a mangiare la pizza con le amiche, nè di uscire solo tra donne, nemmeno di andare alle manifestazioni (anche se poi so già che ci andrò).
Perchè vorrei che l'8 marzo fosse tutto l'anno.
Perchè vorrei che fosse la festa di tutti e tutte coloro che si sentono stretti in costruzioni simboliche e sociali basate sulla prevaricazione, sulla rigidità di ruoli malsani e costrittivi.
Affinchè le cose cambino allora il mio piccolo ma accorato appello va soprattutto agli uomini.
Non fateci gli auguri.
Non regalateci le mimose.
Guardatevi dentro come uomini.
Scavate nella vostra storia come noi abbiamo dovuto fare per uscire dall'oblio, dall'oblio nel quale chi è venuto prima di voi ci ha rinchiuse e nel quale, ancora troppi, ci vorrebbero.
Chiedetevi cosa vuol dire essere uomo. Cosa vuol dire per voi e non per chi ha già stabilito come dovreste essere.
Siate con noi, ascoltateci e mettevi in discussione oggi, domani, tra una settimana, un mese e un anno.
Le cose cambieranno solo se cambieremo insieme: uomini, donne...chiunque creda nella parola e non nelle 'mani', nell'ascolto e non nelle grida.
Solo così sconfiggeremo la violenza.
Solo così saremo tutt* un pò più liberi.
Paradossale. A fronte della criminale manipolazione mediatica e politica rispetto al tema della violenza operata da quegli irresponsabili che ci governano e dal mondo del giornalismo dovrei essere portata a credere che quest'anno, più che mai, l'8 marzo dovrebbe essere importante.
Paradossale perchè conosco la portata storica e simbolica di questo giorno.
Paradossale perchè so che rappresenta un'occasione per sensibilizzare, parlare, discutere.
Paradossale perchè ho la piena consapevolezza di quanto ci sia ancora e più che mai un gran bisogno del nostro 8 marzo.
Paradossale? A pensarci bene non troppo.
Da quando lavoro all'interno di un progetto di ricerca europeo sulla valutazione comparata delle politiche di genere e di pari opportunità mi ritrovo quotidianamente a leggere documenti, leggi, decreti, articoli e libri sulla questione. Leggo le bestialità che escono dalla bocca e dalla penna della Carfagna (o di chi scrive per lei perchè dubito che sia in grado), salvo statistiche che parlano di un'Italia misogina, escludente, razzista, patriarcale e teocratica. Inorridisco. Quotidianamente. Non che prima non prestassi attenzione a tutto ciò. Anzi. In fondo non ho fatto altro che cercare di far sì che la mia 'passione politica' più sentita diventasse il mio lavoro.
Eppure mi accorgo che qualcosa è cambiato. Che oggi mentre su fb iniziano a girare le mimose digitali, gli auguri etc., le domande che mi faccio sono altre rispetto ad anni fa. E' la festa della donna e io, come tante altre (vedi Assunta Sarlo) mi chiedo:
DOVE SONO GLI UOMINI?
Dove sono le coscienze politiche, civiche ed emotive di tutti e di tutte?
Pensandoci mi accorgo che non ho voglia nè di andare a mangiare la pizza con le amiche, nè di uscire solo tra donne, nemmeno di andare alle manifestazioni (anche se poi so già che ci andrò).
Perchè vorrei che l'8 marzo fosse tutto l'anno.
Perchè vorrei che fosse la festa di tutti e tutte coloro che si sentono stretti in costruzioni simboliche e sociali basate sulla prevaricazione, sulla rigidità di ruoli malsani e costrittivi.
Affinchè le cose cambino allora il mio piccolo ma accorato appello va soprattutto agli uomini.
Non fateci gli auguri.
Non regalateci le mimose.
Guardatevi dentro come uomini.
Scavate nella vostra storia come noi abbiamo dovuto fare per uscire dall'oblio, dall'oblio nel quale chi è venuto prima di voi ci ha rinchiuse e nel quale, ancora troppi, ci vorrebbero.
Chiedetevi cosa vuol dire essere uomo. Cosa vuol dire per voi e non per chi ha già stabilito come dovreste essere.
Siate con noi, ascoltateci e mettevi in discussione oggi, domani, tra una settimana, un mese e un anno.
Le cose cambieranno solo se cambieremo insieme: uomini, donne...chiunque creda nella parola e non nelle 'mani', nell'ascolto e non nelle grida.
Solo così sconfiggeremo la violenza.
Solo così saremo tutt* un pò più liberi.
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